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Azar Karimi
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ALCUNE INFORMAZIONI UTILI PRIMA DI SCEGLIERE UN TAPPETO
CHE COSA E' IL TAPPETO?
Pezzo di tessuto più o meno spesso, raso o vellutato, in tinta unita o riccamente decorato, il tappeto costituisce un elemento che arricchisce l'arredamento di ogni abitazione. Il suo uso risale alla notte dei tempi ed è difficile datare la sua origine, anche se un fatto appare ormai universalmente riconosciuto: la sua nascita avvenne in Asia, culla dell'umanità, ad opera di tribù nomadi. Le pelli degli animali che venivano utilizzate per ricoprire il suolo e le pareti delle tende per proteggersi dal freddo furono sostituite coi tappeti, che acquistarono rapidamente notevoli qualità estetiche grazie all'ispirazione creatrice e al dono di materializzare i propri sogni di coloro che li produssero.
Per l'Istam un oggetto rappresenta l'integrazione di tre elementi fondamentali: la forma, l'ornamento e la funzione. Il tappeto orientale è un esempio di questa idea della perfezione: la struttura, i motivi decorativi e la funzione del tappeto tessuto riflettono il modo di vita pastorale e nomade del tessitore.
Le decorazioni, inizialmente semplici ed essenziali, cominciarono a diversificarsi e ad assumere forme curvilinee che spiegano il ricorso a dei cartoni, una sorta di modelli da seguire, opera di abilissimi disegnatori. La massima espressione artistica si ottenne nella realizzazione di quei tappeti di altissima qualità, la cui annodatura veniva fatta sotto la direzione di un autentico maestro, l'Ustad, che ne assumeva anche la responsabilità tecnica.
Da appena un secolo, quando si parla di tappeti ci si riferisce a quelli che servono a ricoprire il pavimento. In passato l'utilizzazione del tappeto non era così precisa e poteva variare secondo le circostanze e l'umore del momento. Tesi lungo il muro, posati sulla tavola o sul suolo, i tappeti sono sempre degli ornamenti: è la loro dimensione a decidere del loro uso.
Anche se non tutti sono d'accordo, il termine tappeto si fa risalire al greco tapesetos, da cui deriva il latino tappetum.
Oggi il mercato è invaso da una quantità enorme di tappeti moderni o semi-antichi. Questi tappeti moderni sono tessuti in notevole quantità nei paesi tradizionalmente produttori di tappeti annodati (Persia, Turchia, Caucaso, Cina) dove hanno conservato un legame con la tradizione artistica. Altri nascono in paesi nuovi nel campo della fabbricazione di tappeti, dove il costo del lavoro è basso (Pakistan, Romania, Egitto). Come manufatti hanno un certo valore d'uso, che li pone al di sopra dei tappeti meccanici, ma quanto a gusto e artisticità il loro valore è pari allo zero.
IL PIU' ANTICO TAPPETO ANNODATO A MANO
Il più antico tappeto annodato a noi noto ha circa 2.500 anni e fu scoperto nella tomba di un capo sciita nella vallata di Pazyryk dall'archeologo russo Serghei Ivanovich Rudenko, durante una spedizione nella regione dei monti Altaj, nella Siberia meridionale.
I ghiacci perenni del luogo lo hanno miracolosamente conservato nel corso dei secoli assieme agli altri oggetti rinvenuti nella tomba. Vari studi degli specialisti hanno stabilito che tutti questi oggetti risalgono al IV-V secolo a.C. Si pensa che questo tappeto sia originario di Susa, in Persia, fatto che troverebbe una conferma nella sua decorazione di stile tipicamente persiano. Il tappeto di Pazyryk oggi è conservato al museo dell'Hermitage a San Pietroburgo (ex Leningrado).
Straordinario Pazyryk
Lo straordinario tappeto di Pazyryk è in lana e misura circa 4 metri quadrati (200 x 183), i suoi nodi sono fini e regolari. La decorazione è molto elaborata: il campo centrale è di un colore rosso scuro, ornato da ventiquattro cassoni stellati. I bordi sono formati da cinque bande: una riprende il motivo delle stelle, su altre due vi sono rappresentati degli animali mitologici stilizzati, le altre due bande raffigurano delle renne e dei cavalli montati o accompagnati dai cavalieri. I colori, anche se ossidati da secoli di permanenza nel ghiaccio, sono costituiti da un rosso scuro e da un giallo su fondo grigio verde.
Dopo il tappeto di Pazyryk, i primi importanti ritrovamento sono quelli di vasti frammenti rinvenuti nel 1905 dallo studioso svedese F. R. Martin nella moschea di Alaeddin a Konya, nell'Anatolia centrale, che risalgono alla seconda metà del Xlll secolo, cioè durante il dominio delle tribù turche dei selgiuchidi, giunte dall'Asia centrale. Altri esemplari di tappeti selgiuchidi furono rinvenuti venti anni dopo nella moschea di Eshrefoglu, a Beyshehir, dall'americano R. M. Riefstahl.
Di fronte a così limitati reperti, dobbiamo necessariamente riferirci alle testimonianze degli storici, dei poeti, dei pittori e degli scultori per sapere che il tappeto faceva parte della vita quotidiana di antiche civiltà scomparse.
Per esempio, pile di tappeti sono raffigurati su dei vasi etruschi e greci, mentre nello Yucatan si sono ritrovati dei bassorilievi che raffigurano personaggi intenti a tessere. Durante gli scavi nell'antica Tebe fu rinvenuto un piccolo tappeto annodato, blu e bianco, con motivi geroglifici che risalirebbe al IV secolo a.C..
Omero, nel IX secolo a.C., parla già di dozzine di tappeti di grande valore e la cortigiana dell'Antico Testamento ricopre il suo letto con un tappeto d'Egitto.
I cronisti dell'epoca ci lasciarono gli inventari dei favolosi bottini conquistati dai Persiani e dai Greci nel corso delle loro guerre, e i tappeti sono compresi fra gli oggetti più preziosi.
Sempre fonti storiche ci descrivono il tappeto noto coi nome di Primavera di Cosroe: un tappeto di dimensioni gigantesche (25 x 65 metri) che venne eseguito per ornare il palazzo dell'imperatore sassanide Cosroe I (531-579 d.C.) a Ctesifonte. Quest'opera eccezionale rappresenta un meraviglioso giardino con alberi, fiori, ruscelli e cascate. I fiori e le foglie erano ricamati con pietre preziose di ogni colore, le acque erano di cristallo e perle, con trame d'oro, d'argento e di seta. Quando nel 637 i conquistatori arabi si impadronirono dell'Assiria, tagliarono a pezzi e si spartirono fra loro questa meraviglia, che viene considerata come la progenitrice di tutti i tappeti giardino tipicaniente persiani.
Anche i Crociati furono affascinati dai tesori d'Oriente durante le loro spedizioni e riportarono a casa caldi e meravigliosi tappeti. Marco Polo, grande ammiratore di oggetti artistici, tesse ampi elogi sui vari tipi di tappeti che scopre attraversando l'Oriente e parla dei tappeti turchi e caucasici come dei migliori del mondo.
Altre fonti islamiche sostengono che i tappeti anatolici del XIII e XIV secolo fossero tanto ricercati da essere esportati in tutto il mondo. Questi tappeti, che appartengono al periodo che vedeva il dominio delle tribù turche dei Selgiuchidi giunti dall'Asia centrale, erano tutti in lana e decorati con motivi geometrici in base ad un repertorio molto vasto. I colori utilizzati erano soprattutto il blu scuro e chiaro e il rosso cupo e chiaro.
Nell'epoca successiva, quella ottomana (dal nome del fondatore della dinastia, Othman, 1299-1326), i tappeti mostrano una sostanziale continuità rispetto a quelli annodati anatolici del periodo selgiuchide.
Nei secoli XIV e XV il tappeto assume due fondamentali aspetti: quello della raffigurazione di animali (in particolare uccelli e quadrupedi) molto stilizzati e quello con motivi geometrici. La loro documentazione, in mancanza di sicuri reperti, viene tratta soprattutto dalla pittura dell'epoca, in particolare di scuola italiana e spagnola.
Il notevole numero di tappeti rappresentati nella pittura italiana ed europea non deve sorprendere, dal momento che tra il XIV ed il XV secolo l'Italia (Venezia in particolare) fu il maggior importatore di tappeti orientali del mondo, pezzi bellissimi che venivano poi commercializzati in tutta Europa.
Durante il Rinascimento vennero importati in Europa dall'Oriente diversi tappeti Ushak di piccolo formato: la loro decorazione era costituita da grandi motivi geometrici e da un elegante arabesco dai colori piuttosto forti, coi fondi generalmente di colore rosso e i bordi costituiti da un disegno cubico assai stilizzato o da motivi floreali in genere di colore blu. I grandi pittori fissarono con estrema precisione lo stile di questi tappeti raffigurandoli nelle loro tele. L'italiano Lorenzo Lotto (1480-1556) dipinse nei suoi quadri un gran numero di questi tappeti dai disegni angolosi, tanto che essi presero ben presto il nome dal pittore, perdendo così il nome d'origine.
Nel XV secolo il motivo geometrico sostituisce completamente quello animale. Un disegno geometrico con ottagoni o altre forme chiuse alternate viene definito Holbein, dal nome del pittore tedesco Hans Holbein il Giovane (1497-1543) che ha raffigurato questo tipo di tappeti nei suoi quadri. Gli Holbein sono di formato non molto grande, i colori sono netti e ben definiti con prevalenza del blu, del giallo e del rosso, il materiale utilizzato è la lana e il nodo è del tipo turco.
La caratteristica fondamentale dell'artigiano turco è quella di mantenere sempre una stretta osservanza della religione musulmana, la quale impone ai fedeli di non raffigurare in alcun modo gli essere viventi. Rifiutandosi dunque di rappresentare la natura reale che lo circonda, egli cerca di tradurre la sua emozione interiore con motivi geometrici e floreali che si allontanano dalla decorazione persiana, alla quale pure si ispirano, per diventare simboli rituali in risposta alla tradizione e ad un pensiero profondo.
I disegni dei vegetali si radicano per seguire un movimento stilizzato dal ritmo matematico. La composizione divide la superficie del tappeto secondo delle regole immutabili: il motivo simbolizza la vita e il tempo; il fondo, l'esistenza e l'eternità. Il disegno è talvolta assai complicato, sempre simmetrico, e lascia il minimo spazio possibile completamente vuoto.
Diverse bande ineguali e con differenti decorazioni formano i bordi. I colori sono splendidi, le lane soffici e setose sono magnifiche.
Liberandosi dallo stile arcaico, il tappeto turco prende lo slancio all'inizio del XV secolo. Appaiono così i tappeti di seta con il pelo molto lungo, dai colori vivaci ma molto armoniosi. Se il XVI e XVII secolo sono fedeli alle decorazioni geometriche in modo piuttosto rigido, il XVIII secolo segna una evoluzione nell'arte decorativa turca. L'ornamento diventa più gradevole, morbido, i colori più dolci. I tappeti realizzati dai nomadi sono spesso divisi in bande con motivi geometrici a ripetizione.
La decorazione del tappeto da preghiera risponde agli imperativi immutabili della pratica religiosa dell'Islam, i colori della lana acquistano un preciso significato: il blu simbolizza il cielo e l'eternità; il verde invece è poco utilizzato perchè è il colore del Profeta e non deve essere contaminato dai piedi. Il più antico esemplare di questo tipo di tappeti si trova al Museo Islamico del Cairo, in Egitto. Annodato in cotone, rappresenta cinque nicchie per la preghiera della famiglia ed è datato 903 Egira, ossia l'anno 1556.
A Ushak si annodavano tappeti di grandi dimensioni fin dal XV secolo e in epoca ottomana, questi tappeti vennero esportati dai mercanti veneziani in tutta Europa. Chiamati anche tappeti dei signori, gli Ushak erano di forma rettangolare e di grande dimensione. Sobrio nel disegno, ricco nel colore, l'Ushak è un tappeto di alta classe, ricercato dai collezionisti ed esposto nei più importanti musei.
Nel XVIII e XIX secolo i tappeti turchi hanno conosciuto una notevole diffusione, in particolare con i tappeti da preghiera. Si tratta di tappeti in lana, raramente in cotone, annodati col nodo turco: i colori più diffusi sono i toni caldi del rosso e del blu. I centri di maggiore importanza sono Ghiordes, Kuia, Ladik, Mujur e Milas.
Poche sono le notizie che si hanno dei tappeti persiani fino al XV secolo. Se nel periodo selgiuchide quasi certamente venivano annodati tappeti in Persia, soltanto in epoca ilkhanide (1221-1353) alcune miniature cominciano a fornirci qualche documentazione, che diverrà veramente importante solo a partire dal XV secolo. I disegni sono geometrici, con vari tipi di ottagono, divisi o uniti fra loro con motivi di collegamento.
Nel XV secolo in Persia il disegno abbandona il motivo geometrico per assumere dei motivi floreali, probabilmente grazie ai contatti con l'arte orientale (Cina).
L'arte persiana conosce il suo apogeo nel XVI e XVII secolo, quando nascono artisti eccezionali che partecipano alla creazione di importanti tappeti, i cui cartoni sono opera dei più bravi miniaturisti dell'epoca. L'immaginazione poetica e il gusto della natura di questi artisti portarono alla creazione di decorazioni arabescate, ricche di fiori, animali reali o fantastici e personaggi reali o leggendari. Gli artigiani accostano con eccezionale armonia colori dolci, riscaldati da toni puri, e impiegano i materiali della migliore qualità.
I tappeti da caccia testimoniano l'importanza che questo passatempo aveva nella vita di corte. I tappeti giardino discendono dal tappeto leggendario di Cosroe I, sovrano sassanide, così come i tappeti a medaglione. I tappeti a mosaico, dai motivi floreali d'ispirazione naturalista, hanno lo scopo di distrarre gli occhi dalla vista del deserto.
L'epoca safavide (1501-1732), con la sua stabilità sociale e politica, rappresenta il periodo d'oro della manifattura persiana. In particolare Shah'Abbas (1588-1629) fu un grande mecenate di tutte le arti e favorì l'installazione di telai nel suo palazzo.
In questo periodo le tecniche di tintura delle fibre si fanno sempre migliori e la ricerca di diverse sfumature e tonalità di colori offre all'artista la possibilità di esplorare nuove figurazioini. Inoltre la seta non viene più impiegata soltanto per l'ordito e la trama, ma utilizzata anche per il pelo. Tale scelta si rivelò interessantissima, perchè la seta consentiva una densità di nodi molto elevata, tanto da poter raffigurare in ogni dettaglio bellissime scene naturalistiche.
I maggiori centri persiani nella produzione di tappeti furono cinque: Tabriz, Kashan, Isfahan, Kirman e Herat.
TABRIZ - Uno dei centri di maggior produzione del tappeto fu Tabriz, prima capitale safavide, situata nella Persia nord-occidentale. Il tappeto detto di Ardabil, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra è enorme, misura 11,50 x 5,34 metri e reca un'iscrizione che lo data 1539-40. Ordinato per la sala centrale del mausoleo dello Shaikh Safi-ed-Din, richiese tre anni di lavoro per realizzarlo. L'importanza di questo capolavoro è testimoniata dal fatto che venne addirittura definito holy (santo) quando, nel 1892, fu posto in vendita. Il tappeto che ha trama ed ordito in seta e pelo in lana, ha i colori principali blu, rosso, giallo, verde in varie tonalità.
Un altro importante tappeto di questa zona è quello con scene di caccia su sfondo floreale, conservato al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Di datazione incerta (per alcuni 1542-43, mentre altri esperti indicano 1522-23), ha l'ordito in seta, la trama in cotone e il pelo in lana, è realizzato col nodo Sehna, i colori principali sono rosso, giallo, blu e verde, tutti in varie tonalità.
Questa regione ha subito una notevole influenza europea ed americana nella lavorazione dei suoi tappeti, che negli ultimi decenni sono stati prodotti in tutte le dimensioni e con una varietà di disegni spesso forniti dagli stessi importatori dell'Ovest.
KASHAN - Altro centro di grande prestigio è questa piccola città dell'Iran centrale. Gli esemplari più fini ed eleganti dell'epoca safavide provengono proprio da questa manifattura che godette della protezione imperiale. Caratteristica dei tappeti di Kashan è l'impiego della seta nell'ordito, nelle trame e nel pelo. Tra i tappeti più belli qui realizzati si ricorda il tappeto di Vienna, il cui campo reca scene di caccia su uno sfondo vegetale con cespugli e fiori.
A Kashan, oltre ai tappeti con scene di caccia, venivano annodati tappeti più piccoli con motivi di animali e disegni di fiori nel campo e nei bordi.
Di rara bellezza, i tappeti Kashan sono assai ricercati ed il loro valore è tutt'oggi ai massimi livelli.
ISFAHAN - Importantissima nell'arte dell'annodatura del tappeto persiano fu Isfahan, città situata nel cuore della Persia, che Shah'Abbas designerà a nuova capitale del suo regno. Proprio sotto il regno del grande imperatore (1588-1629) la città conosce un periodo di grandissimo splendore artistico anche nell'annodatura dei tappeti con l'istituzione della karkhana (manifattura statale). Erede di Tabriz, Isfahan diventa famosa per i suoi tappeti di seta dalla decorazione prevalentemente floreale. Inoltre si sviluppa la tecnica del tappeto broccato in argento e oro, che viene ad assumere straordinari effetti visivi e cromatici. I colori vedono la prevalenza dei toni pastello. Gli Isfahan d'epoca sono tappeti di gran pregio e molto rari.
Dopo un periodo di decadenza si ebbe una produzione moderna piuttosto comune, poco costosa e di tipo commerciale. In questa zona oggi sono tessuti esemplari moderni, chiamati Nayim, a soggetto floreale eseguito con lane pregiate, eccezionalmente annodati, che sono tra i tappeti moderni più fini e di maggior prezzo.
KIRMAN - Alla regione di Kirman, nella Persia centro-meridionale, si deve la realizzazione di una tipologia particolare di tappeti che vengono definiti a vaso, in quanto spesso compare nel disegno, dominato da motivi floreali, la forma di un vaso. I colori sono ricchi e intensi, mentre i disegni dei bordi appaiono non perfettamente definiti.
Verso il 1920 una forte richiesta degli ammiratori americani portò alla nascita di nuovi laboratori destinati alla produzione di tappeti per il mercato americano, che vennero appunto chiamati Kirman americani. Dopo l'ultima guerra, i disegni variarono e subirono l'influenza occidentale, per cui oggi i tappeti Kirman non hanno più i ricchi arabeschi di un tempo, ma soltanto un piccolo medaglione centrale che lascia libera la maggior parte del fondo a tinte chiare, con preferenza per l'avorio.
HERAT - Città dell'odierno Afghanistan, Herat diventò un importante centro della produzione di tappeti verso la metà del XVI secolo. I manufatti di questa regione sono di tipo fioreale, ed herati (di Herat) viene definita la decorazione dei bordi con foglie lanceolate in posizione simmetrica o con una losanga formata da tralci e fiori. Il campo del tappeto ha come motivo dominante dei piccolissimi tralci floreali a spirale, con arabeschi e nastri che si intrecciano o si sovrappongono.
Questi tappeti vennero importati in gran numero in Europa, dove erano molto apprezzati, e vennero riprodotti nelle pitture di alcuni tra i maggiori artisti come Velasquez, Vermeer e Rubens.
La regione caucasica (Georgia, Daghestan, Azerbaigian, Armenia), ha avuto contatti con diverse civiltà che si sono costantemente incrociate in questa zona, vero e proprio centro dei traffici carovanieri e commerciali. La cultura locale ha quindi avuto modo di assimilarle parzialmente e rielaborarle in base alle proprie tradizioni, creando così alcune caratteristiche tipiche di quest'area.
Parlando di tappeti, un motivo che ricorre frequentemente nella decorazione è quello del drago: il tappeto viene generalmente suddiviso, seguendo uno schema di tipo geometrico, a losanghe o reticolo, con i singoli draghi molto stilizzati e intervallati fra loro con motivi floreali che ricordano quelli persiani a vaso. Il materiale impiegato è la lana che viene annodata con il metodo turco, e i colori sono molto vivaci, con le più belle tonalità di rossi e gialli.
Tra i centri maggiori di produzione ricordiamo Kuba (con manufatti caratterizzati da una decorazione a fiori stilizzati, alternati con sfondi di colori diversi), Shirvan (di grande livello tecnico e artistico, molto interessanti i tappeti da preghiera con decorazione sul motivo del botè), Karabagh.
Di grande interesse sono i tappeti Kazak (che in tartaro significa cavaliere della steppa, nomade), prodotti da popolazioni nomadi turco-tartare che finirono con lo stanziarsi nei villaggi montani del Caucaso sud-occidentale. Contraddistinti da un'annodatura larga e da un pelo medio-alto, i tappeti Kazak hanno una decorazione costituita da disegni semplici e geometrici dalle grandi proporzioni. Grazie all'ottima qualità della lana utilizzata, che consente un perfetto assorbimento delle tinture, il tappeto Kazak possiede una brillantezza ed una vivacità di colori straordinarie. La maggioranza di questi tappeti si colloca tra la metà del XIX e il primo ventennio del XX secolo.
Abitato da tribù nomadi o seminomadi, il Turkestan è compreso geograficamente fra il Mar Caspio, le città di Bukbara e Samarkanda, il lago di Aral e l'attuale Iran. Dedite alla pastorizia, queste tribù affidavano alle donne l'annodatura dei tappeti e di altri oggetti di uso quotidiano (borse, sacche per conservare alimenti, selle).
Anche se non abbiamo alcuna prova concreta che confermi la produzione di tappeti turcomanni prima del XIX secolo, gli esperti concordano sul fatto che una cultura tessile così avanzata come quella dei turcomanni non possa essere sorta in epoca recente, e derivi quindi da un'antichissima tradizione in questo campo.
I tappeti turcomanni sono caratterizzati da una decorazione spesso geometrica, dal colore d'assieme che va dal rosso al rosso-bruno e dalla ripetizione all'interno del campo del motivo del gul (in persiano fiore, emblema di ciascuna tribù, a struttura geometrica di forma spesso ottagonale). Il disegno di questi tappeti conserva una straordinaria fedeltà a quelli dei modelli antichi tradizionali, di conseguenza la libertà creativa si limita quasi esclusivamente alla scelta ed alla combinazione dei diversi motivi ornamentali.
In genere, per definire i tappeti turcomanni si ricorre al nome della tribù di provenienza, che è rappresentata da uno specifico gul: Tekke, Yomut, Ersari, Saryk, Chodor. L'uso commerciale tuttavia ricorre speso ai nomi delle città che costituiscono i principali centri di smistamento: Bukhara, Merv, Khiva, Pendeh e Beshir.
I tappeti di Bukhara sono stati sino ad oggi i più imitati, non solo nella lavorazione a macchina delle fabbriche europee, ma anche nella stessa Persia. I Bukhara sono annodati su telai orizzontali utilizzando il nodo persiano, sono tutti in lana, i colori vedono prevalere le varie tonalità del rosso, la decorazione è costituita da una serie di ottagoni tagliati diagonalmente da un disegno bianco. Nella bordura principale si ritrova il motivo di fondo e spesso i pezzi più pregiati hanno le testate rifinite con un alto Kilim.
Nella lavorazione moderna, assai accurata se eseguita nella regione di origine, si possono trovare pezzi che raggiungono e oltrepassano le dimensioni tradizionali, che sono abbastanza contenute.
I tappeti del Turkestan orientale vennero impropriamente chiamati Samarkanda, perchè i mercanti europei li videro per la prima volta in questa cittadina, posta in territorio uzbeko, che era il centro commerciale più importante della regione. L'arte dell'annodatura fu insegnata dagli artisti persiani catturati da Tamerlano, per cui anche se nei tappeti Samarkanda prevalgono le caratteristiche cinesi, si può notare una certa influenza persiana nei simboli floreali.
Questi tappeti erano realizzati col nodo asimmetrico e la trama e l'ordito erano prevalentemente in cotone, anche se gli esemplari più antichi presentavano trame e pelo in una lana di ottima qualità e tanto spesso che dava ai tappeti una particolare lucentezza. Di eccezionale raffinatezza erano poi gli esemplari in seta. La decorazione si ispirava ai gul turcomanni, con rosette policrome allineate e medaglioni rotondi. I colori, molto vivaci, andavano dal giallo, al rosso, all'azzurro ed al blu.
Se in Egitto l'arte dell'annodatura risale certamente ad epoca antichissima (i primi telai sembra che siano stati inventati oltre 2.500 a.C.), tuttavia non ne abbiamo documentazione certa. Di sicuro si sa che agli inizi del XVI secolo vennero realizzati al Cairo dei tappeti annodati, i cosiddetti tappeti mamelucchi. Questi deliziosi manufatti hanno disegni geometrici, sono realizzati in lana con il nodo persiano, i colori prevalenti sono vivaci e tendenzialmente monocromatici.
Anche nel Maghreb (territori dell'Africa settentrionale ad influenza islamica) si pensa che l'arte dell'annodatura abbia origini antiche. Oggi vi si annodano tappeti che imitano il repertorio decorativo persiano. Un grande successo riscuotono i tappeti berberi, dallo schema decorativo semplice e dal pelo lungo e folto, che ben si adattano al gusto occidentale.
In Afghanistan la creazione di tappeti ricamati è una tradizione artigianale familiare assai antica. Vi lavorano sia gli uomini che le donne: seduti per terra, con l'opera posta sulle ginocchia (senza telaio, quindi), utilizzano aghi di ferro o di legno.
Ferventi musulmani, gli Afgani decorano i loro tappeti con motivi geometrici. Le figure traggono ispirazione dagli ottagoni tradizionali e sono separate da file di stelle del Daghestan. Assai soffici, questi tappeti sono di un colore brillante rosso cupo o mattone, e la ripetizione dei motivi, tutt'altro che monotona, dona una ritmo sbalorditivo all'insieme. La loro decorazione si avvicina a quella dei tappeti Sumak con grandi ottagoni (che rappresentano la zampa dell'elefante), losanghe e stelle disegnati in tinta nera o blu scura.
Non si hanno documenti relativi alla nascita del tappeto in Cina; si sa soltanto che il tappeto di feltro, tutt'oggi fabbricato, venne realizzato dai pastori nomadi in tempi assai remoti.
Gli imperatori ed i mandarini ebbero tappeti annodati fin dall'antichità: i racconti parlano della loro utilizzazione in Cina già nel 1122 a.C., ma come è naturale non ci è pervenuto alcun resto di queste antiche opere.
Paese produttore di lana e inventore della seta, la Cina fu del resto un luogo ideale per lo sviluppo di tale arte. Gli ateliers venivano installati presso la Corte e gli imperatori erano soliti farsi seguire nei loro spostamenti da tutto un popolo di artigiani. Per questo motivo lo stile dei tappeti cinesi non viene designato dal loro luogo di produzione, ma dalla dinastia degli imperatori che presiedettero alla loro realizzazione.
Fino alla dinastia Ming (1 368-1644) l'ispirazione realizzatrice cambiò notevolmente, passando dal confucianesimo al taoismo e quindi al buddismo di matrice indiana. La decorazione dei tappeti cinesi si richiamava a tutta una serie di geni, di demoni e di animali favolosi che simbolizzavano l'eterna lotta tra il Bene e il Male.
Si attribuisce a K'ang-hi il merito di essere all'origine del vero stile cinese, del quale dettò i principi creando le premesse per un grande sviluppo della fabbricazione di tappeti. Sotto il suo regno apparve il famoso giallo imperiale, e nuove tinte verranno elaborate sotto il regno di suo figlio, tinte che danno ai bordi del tappeto dei riflessi che richiamano la porcellana o lo stagno.
Anche se gli artigiani cinesi resistettero a lungo alle influenze persiane e indiane, la via della seta che legava da tempi immemorabili Isfahan a Pechino contribuì a creare importanti scambi culturali, come ci viene confermato dal tappeto di Pazyryk.
Comunque si pensa che la parte quantitativamente più significativa della produzione cinese di tappeti sia opera delle manifatture che lavorarono durante il regno di Ch'ieng lung (1736-1795).
Nella civiltà cinese la simbologia aveva un valore importantissimo ed i simboli, quindi, rivestono un ruolo fondamentale nella decorazione: anche i tappeti, nella loro maggioranza, presentano tutta una serie di motivi ed immagini che, decifrati, assumono il significato di buon augurio o di celebrazione. Vi sono anche tappeti con scene tratte dalla mitologia o paesaggi naturalistici.
Di buona qualità dal punto di vista tecnico, i tappeti cinesi vengono annodati su telai verticali coi nodo persiano non molto fitto, sono in lana con ordito e traina spesso in cotone. Molti sono, ovviamente, i tappeti in seta.
Mentre i tappeti cinesi antichi erano generalmente piccoli e a forma rettangolare, verso la metà dell'800 assunsero una forma generalmente quadrata per arrivare alle manifatture di Paatow e Ningsh, dove si eseguono pezzi in tutte le misure richieste dagli Occidentali e in tutte le varietà di colori e disegni. La varietà è ormai tale che arriva a darci delle parures per le camere da letto, composte da due scendiletti e fondo letto in diverse dimensioni.
Originariamente destinati all'uso domestico e all'arredamento dei monasteri buddisti, i tappeti tibetani erano generalmente di piccole dimensioni e quadrati.
La struttura era in cotone o lana e l'annodatura era eseguita ricorrendo ad un nodo particolare (nodo tibetano) di derivazione persiana, coi filo di lana che usciva dal nodo formando un occhiello per reinserirsi nel nodo successivo. Gli occhielli venivano poi recisi tutti insieme con una bacchetta di ferro.
Presentavano tre tipi di disegni principali: il medaglione, il motivo ad animali e quello floreale ripetuto e stilizzato. Caratteristica dei tappeti tibetani era di essere foderati o bordati con fasce di panno rosso.
Il tappeto in India, anche se il suo uso per ragioni climatiche era prevalentemente riservato alla corte ed alle classi elevate, deve il suo sviluppo alla dinastia dei Moghul (1526-1858). Grandi sostenitori delle arti, i sovrani Moghul diedero un notevole sviluppo all'arte dell'annodatura del tappeto. A Lahore, capitale del Punjab, furono eseguiti i tappeti più belli della dinastia Moghul: d'impianto floreale, avevano di prevalenza il campo rosso lacca, blu o azzurro con motivi in giallo oro di gran risalto.
La decorazione opera una piacevole fusione tra i motivi persiani (in particolare di Herat) e quelli più tipicamente indiani con l'introduzione di motivi floreali (rose, campanule, violette, peonie, gigli) e animali (coccodrilli, tigri, elefanti, draghi e ch'i-lin, creature fantastiche di derivazione cinese). Dal punto di vista tecnico, i tappeti indiani sono ben fatti, il nodo utilizzato è quello persiano con una densità molto alta, la lana impiegata è molto sottile mentre i tappeti di seta (rari) hanno un'altissima densità di nodi. Tra i più richiesti oggi sono i tappeti di Agra, che hanno una annodatura molto fine e serrata, sono decorati con disegni persiani e hanno colori molto delicati ed armoniosi (in prevalenza giallo, avorio, rosa e verde pallido) che si ripetono su tutto il campo.
A partire dal 732, la cittadina di Aubusson (distante 300 chilometri da Parigi) era diventata un'importante manifattura di arazzo destinati inizialmente ad abbellire le pareti, in seguito utilizzati anche come tappeti. Tale produzione conobbe il suo massimo splendore nel '600 con la creazione della Manifatture Reali di Gobelin, Beauvais, e Aubusson.
La creazione e lo sviluppo dell'industria del tappeto in Francia è dovuta a Enrico IV. Dopo un periodo oscuro, la ripresa degli scambi commerciali con l'oriente favorisce la moda del tappeto e costituisce un onere non indifferente per le casse reali. Allora, dietro consiglio di Sully, il re decide di favorire la creazione di ateliers per la fabbricazione di tappeti. Affida il compito a Pierre Dupont, che si installa al Louvre e perfeziona il metodo di realizzazione dei tappeti applicando le tecniche di annodatura orientali.
Quando un apprendista di Dupont, Simon Lourdet, si insedia in una fabbrica di sapone abbandonata a Chaillot, nasce la Manifattura reale e nel 1626, sotto il patrocinio di Luigi XIII i due finiscono per associarsi. Nel 1663 la manifattura reale della Savonnerie è fondata sotto la direzione del primo pittore di Francia, Charics Le Brun. Grazie alla guida di Le Brun i tappeti reali acquistano un senso nuovo: quello di partecipare alla decorazione delle sale alle quali sono destinate, perdendo così la caratteristica principale dei tappeti orientali che è quella di poter essere trasportati ovunque. Questa nuova concezione del tappeto venne ben presto seguita in tutta l'Europa.
Nel 1825 l'atelier viene unificato con la Manifacture Nationale des Gobelins e ivi trasferita. Il periodo più prolifico è quello compreso tra la metà e la fine del XVII secolo.
I motivi decorativi, in genere di tipo floreale, paesaggistico e di ispirazione mitologica, riflettono il gusto neoclassico, ma vi è anche un buon numero di tappeti con decorazioni in stile rococò.
La produzione francese di tappeti è di notevole livello tecnico, anche se non vi è una grande densità di annodatura.
Anche se non è necessario togliersi le scarpe quando si calpesta un tappeto, come fanno gli orientali (usanza comunque dovuta essenzialmente a fattori culturali), per assicurare una lunga vita al vostro tappeto è bene osservare certe attenzioni.
Essendo fatto con sostanze organiche che hanno una naturale esigenza di aria per mantenersi in buone condizioni, bisogna avere l'accortezza di non tenere il tappeto in luoghi troppo piccoli e bui, mentre sono da evitare senz'altro i luoghi eccessivamente umidi.
È consigliabile poi non mettere un tappeto sotto mobili molto pesanti, sotto il tavolo da pranzo e vicino alla porta di ingresso, (molte persone hanno l'abitudine di strusciare i piedi: l'effetto abrasivo delle scarpe è simile a quello della carta vetrata). Nel caso che sia proprio necessario mettere il tappeto sotto dei mobili pesanti, per proteggerlo dall'usura si consiglia di appoggiare le gambe dei mobili su delle speciali coppe in plastica o vetro che sono appositamente studiate per distribuire meglio il peso.
Come abbiamo detto, il pelo del tappeto è composto dai fili di lana che emergono dai nodi. Col tempo, l'uso e la polvere questi fili finiscono con l'appiattirsi sul tappeto e il pelo, anche se conserva una certa nitidezza dei contorni dei vari motivi, non ha più lo spessore originale. In questo stato il tappeto è soggetto ad una maggiore usura dal momento che il pelo non ha più la possibilità di risollevarsi. Quindi, almeno ogni quattro-cinque anni, si consiglia una pulizia completa al fine di fare gonfiare di nuovo il pelo.
È importante mantenere il proprio tappeto sempre accuratamente pulito, perchè lo sporco assottiglia e logora il tessuto.
Per conservare al meglio il tappeto pulitelo giornalmente con una scopa molto morbida e ogni settimana servendovi di un aspirapolvere non troppo potente, badando a non rovinare le frange e passando l'apparecchio anche sulla parte inferiore. Si consiglia di evitare l'uso di battipanni, specie se elettrici; nel caso sia indispensabile l'uso di tale aggeggio bisogna avere l'avvertenza di battere il tappeto solo sul rovescio.
Il lavaggio non va considerato soltanto sotto il profilo igienico, ma è importante anche per la preservazione delle fibre naturali che riacquistano morbidezza, vivacità nei colori e lucentezza. Anticamente i tappeti erano lavati di rado e, per mantenerli puliti, venivano frizionati superficialmente con acqua e aceto o ammoniaca. Oggi lo smog e le sostanze chimiche presenti nell'atmosfera si depositano sul pelo e, aggiungendosi alla polvere, formano una patina di grasso: col tempo questa patina si secca provocando l'irrigidimento delle fibre e il loro sgretolamento. Pertanto si deve ricorrere a detergenti efficaci e delicati.
Ogni quattro-cinque anni è bene fare lavare il tappeto, soprattutto se di grande valore, da una ditta specializzata, perchè questa è un'operazione assai delicata che, se non ben eseguita, potrebbe rovinarlo irrimediabilmente.
Se invece il tappeto ha un valore che non giustifica la spesa di un lavaggio presso uno specialista, potete effettuarlo voi stessi. Ma prima di eseguire l'operazione si consiglia di provare la resistenza al lavaggio di ogni colore eseguendo un test molto semplice: prendete un batuffolo di cotone bianco, inumiditelo leggermente e strofinate delicatamente ogni zona di colore. Se il colore non stinge sul batuffolo di cotone, potete lavare il tappeto badando a non usare mai alcun detersivo. Se anche un solo colore stinge, vi conviene rivolgervi ad uno specialista. Lo stesso test può essere effettuato inumidendo direttamente una piccola parte del tappeto e passandovi sopra un pezzo di carta assorbente pulita per controllare che non vi rimangano tracce di colore.
I tappeti di piccolo formato possono essere lavati nella vasca da bagno con acqua tiepida: se il tessuto è delicato, si consiglia di sistemare il tappetino su di una rete di nylon in modo da evitare pericolose tensioni quando viene tolto dall'acqua. Un tappeto di grandi dimensioni invece può essere lavato all'aperto, meglio se in una giornata ventosa, steso sopra un foglio di politene. Una volta spruzzata l'acqua, si strofina delicatamente con una spazzola di setola morbida, si risciacqua accuratamente e si lascia asciugare.
Nel caso vi capiti di versare qualche cosa sul vostro tappeto, occorre intervenire immediatamente tamponando la zona con una batuffolo di cotone secco e assorbente: si consiglia anche di mettere un foglio di giomale sotto al tappeto per proteggere il pavimento nel caso che un colore possa stingere.
Quindi si può pulire la macchia col sapone di Marsiglia, sciacquare e fare seccare il più rapidamente possibile, ricordandosi di aerare il tappeto sollevando le parti bagnate.
Mai impiegare smacchiatori a meno che non si sia certi del tipo di coloranti utilizzati nella fabbricazione del tappeto.
Le tarme non solo provocano danni gravi, ma sono difficili da scoprire. Esse vivono e si riproducono in ambienti scarsamente illuminati e tranquilli, e sono ghiotte di lana. Di norma stazionano nel pelo e depongono milioni di uova nel giro di poche settimane. Talvolta mangiano la lana all'altezza del nodo, per cui il tappeto appare integro, ma la lana viene via tutta insieme alla aspiratura.
In questi casi si deve irrorare il tappeto con disinfestanti specifici e rinchiuderlo in contenitori a tenuta stagna per almeno un mese. Dopo un lavaggio energico, si procede al restauro.
Uno stratagemma per evitare il pericolo delle tarme è quello di mettere nel locale un vaso con delle piume: le tarme trascureranno certamente il tappeto per deporre le loro uova sulle piume.
Piccole riparazioni al tappeto possono essere fatte da chiunque: è sufficiente avere a disposizione un solido ago e del filo di lana assortito, che potete procurarvi presso i negozi di prodotti di artigianato o le mercerie più provviste (si possono trovare fili tinti sia naturalmente che chimicamente).
Certi tappeti hanno la tendenza ad incurvarsi agli angoli; si può ovviare a questo inconveniente semplicemente stirandoli: quando questo sistema non risolve il problema bisogna ricorrere a riparazioni più complicate che è meglio lasciare fare a uno specialista.
Se il tappeto mostra la tendenza a seccarsi, problema causato dalla tendenza della lana a perdere i suoi grassi essenziali, la si può restaurare in un modo abbastanza semplice: stendete il tappeto su una superficie piana, prendete un pugno di vello di montone appena tosato e non ancora trattato, quindi strofinatelo su ogni lato del tappeto, in tal modo ridarete al vostro tappeto una certa quantità di lanolina.
In caso di danni gravi al tappeto occorre procedere ad una vera e propria operazione di restauro, lavoro così difficile ed impegnativo da essere lasciato ad artigiani veramente esperti e competenti.
Il restauro ha lo scopo di conservare e proteggere (restauro conservativo) il tappeto o di riportarlo allo stato originario (restauro integrativo). Una volta determinate l'importanza, l'età e la provenienza del tappeto, il restauratore ne esamina lo stato generale, al dritto e al rovescio, alla luce del sole; quindi passa allo studio dei danni per decidere il tipo di intervento. Il tappeto viene lavato, per poter lavorare su fibre pulite, elastiche e morbide e poter poi valutare correttamente i colori.
Naturalmente tale operazione, data l'abilità e le conoscenze richieste, è piuttosto costosa e quindi deve essere intrapresa soltanto se ne vale veramente la pena, cioè se si tratta di un tappeto di grande valore e se il costo del restauro (che non deve mai superare il valore del tappeto) è conveniente.
Le cause che provocano un buco possono essere diverse (animali, bruciature, attriti violenti causati da oggetti trascinati); quando un tappeto è molto sporco, inoltre, le fibre perdono di elasticità, si cristallizzano e tendono a spezzarsi e polverizzarsi, specialmente in ambienti troppo secchi.
Restaurare un buco significa rifare di nuovo una parte del tappeto. Il lavoro è particolarmente complesso e richiede quindi l'intervento di uno specialista.
Se rimane a lungo bagnato il tappeto marcisce. Per risolvere questo problema bisogna eliminare le aree marcite, formando così un buco che deve essere restaurato. Nel caso che le zone di marcitura siano molto ampie, si deve valutare se il restauro sia opportuno o convenga invece cucire semplicemente una fodera sul rovescio e rinforzare le parti più indebolite della struttura con fili sottili e resistenti.
Le testate, cioè le parti terminali del tappeto costituite dai fili dell'ordito che fuoriescono a formare le cimose e le frange, sono soggette a sfilarsi e sfibrarsi. Ai primi segni di cedimento occorre intervenire con un restauro conservativo mediante una fermatura interna invisibile.
Specialmente nei tappeti di pregio ad alta densità di annodatura, tramati e orditi in seta, la tensione dei nodi e la rigidità della struttura possono determinare l'arricciatura delle bordure, impedendo la perfetta stesura del tappeto. Il rischio è che il tappeto possa tranciarsi nella parte esposta alla piega. In simili casi l'unico intervento possibile è quello di operare sulla struttura interna, lavoro così complesso e delicato che richiede tutta l'abilità del restauratore.